L’Implicit
Association Test (IAT) è uno strumento che è stato sviluppato da Tony Greenwald
e dai suoi collaboratori (Greenwald, McGhee e
Schwartz, 1998) per studiare la forza dei legami associativi tra concetti
rappresentati in memoria.
Per esempio, lo IAT può essere efficacemente
utilizzato per rispondere alla domanda: il concetto di sé (ossia la
rappresentazione che le persone hanno di se stesse) è associato maggiormente al
concetto di ‘positività’ o a quello di ‘negatività’?
Questo strumento ha
avuto ed ha un successo enorme nella ricerca psicologica. E’ importante
evidenziare che non si tratta di un singolo test standardizzato, ma di un ‘formato procedurale’ (Lane,
Banaji, Nosek e Greenwald, 2007). In altre parole lo IAT è una procedura,
utilizzabile per indagare diversi tipi di concetti psicologici. Sebbene le
applicazioni iniziali di questo strumento riguardassero soprattutto l’indagine
del pregiudizio, il suo uso è stato esteso successivamente anche all’indagine
degli stereotipi, dell’identificazione sociale, degli atteggiamenti verso il
cibo e esistono applicazioni nell’ambito clinico, per esempio nello studio
delle fobie (cfr. Zogmaister e Castelli, 2006, per una rassegna in lingua
italiana).
Lo IAT viene somministrato attraverso il computer. Consiste in una serie
di prove di categorizzazione: in ciascuna di queste prove, al centro del
monitor compare uno stimolo e al partecipante viene
chiesto di classificarlo, il più velocemente ed accuratamente possibile.
Gli STIMOLI sono
generalmente parole oppure immagini e appartengono a quattro diverse categorie.
Due di queste categorie rappresentano dei CONCETTI (es. persone bianche e nere,
oppure donne e uomini), mentre le altre due rappresentano due ATTRIBUTI opposti
bipolari (es. positivo e negativo, oppure estroverso e introverso).
Per esempio, nel caso di un’indagine relative
all’autostima, gli stimoli potrebbero essere pronomi personali legati al
concetto di sé (come io, me, mio, mia…),
pronomi personali che indicano altre persone (come essi, loro, altri, esse,…), nomi positivi
(come amore, gioia, felicità) e
parole negative (come guerra, odio,
terrore).
Ogni volta che uno stimolo appare sul monitor, il
rispondente lo deve ricondurre alla categoria di riferimento (nell’esempio dell’autostima,
le quattro categorie potrebbero essere: Io / Altri / Positivo / Negativo).
Le prove dello IAT sono suddivise in cinque BLOCCHI.
Tre di questi blocchi (evidenziati in giallo nella tabella sottostante) hanno
una funzione di permettere al rispondente di apprendere le modalità di
risposta, mentre i restanti due (evidenziati in lilla nella figura 1) sono
critici per l’indagine delle associazioni d’interesse.
Nei BLOCCHI DI APPRENDIMENTO, ai partecipanti vengono proposti stimoli che appartengono a due delle
quattro possibili categorie (nel secondo blocco di prove, per esempio, vengono
presentate solo parole positive e negative).
Nei BLOCCHI CRITICI, invece, sul monitor vengono proposti stimoli di tutti e quattro i tipi.
Un aspetto fondamentale dello IAT consiste nel fatto
che il partecipante ha a disposizione DUE SOLI TASTI DI RISPOSTA. Perciò nei
blocchi di apprendimento ciascuna delle categorie di risposta è associata biunivocamente ad un tasto di risposta, ma nei blocchi
critici a ciascuno dei tasti sono associate due categorie di risposta. Ciascuno
dei due CONCETTI viene associato in uno dei blocchi ad
una polarità della dimensione di attributo e nell’altro blocco all’altra
polarità della dimensione di attributo.
Per esempio, in uno dei blocchi critici di uno IAT
volto a indagare l’autostima, al partecipante viene
chiesto di premere uno dei tasti di risposta per pronomi che rappresentano il
sé e per parole positive e l’altro tasto per pronomi che rappresentano altre
persone e per parole negative; nell’altro compito critico, al contrario, viene
chiesto di premere un tasto per i pronomi che rappresentano il sé e le parole
negative, l’altro tasto per i pronomi che rappresentano altre persone e le
parole positive.
L’intera procedura è schematizzata nella seguente
tabella:
|
Numero progressive |
1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
|
Descrizione del blocco: |
Blocco di
apprendimento |
Blocco di
apprendimento |
Blocco critico |
Blocco di
apprendimento |
Blocco critico |
|
Gli stimuli
che compaiono sul monitor appartengono alle seguenti categorie: |
Pronomi
relative a sé ed altri |
Parole positive e negative |
Pronomi relativi a sé ed
alter persone; parole
positive e negative |
Pronomi
relative a sé ed altri |
Pronomi relativi a sé ed
alter persone; parole
positive e negative |
|
Premere il tasto di destra
per: |
Sé |
Positivo |
Sé e positivo |
Altri |
Altri e positivo |
|
Premere il tasto di
sinistra per: |
Altri |
Negativo |
Altri e negativo |
Sé |
Sé e negative |
|
Numero di
prove |
20 |
20 |
40 |
40 |
40 |
Poiché è stato spesso
riscontrato che i punteggi IAT di associazione tra i concetti sono influenzati
dall’ordine nel quale i blocchi di prove vengono
somministrati, nelle ricerche spesso l’ordine di somministrazione dei blocchi 1
e 4 e dei blocchi 3 e 5 viene controbilanciato tra i partecipanti.
La logica sottostante
allo IAT è molto semplice: se nella rappresentazione cognitiva di una persona
esiste una forte associazione tra un concetto ed un attributo, allora il
compito critico nel quale questi sono associati nella risposta sarà più facile,
rispetto al compito in cui essi richiedono risposte diverse. Questa maggiore o
minore facilità si manifesterà nella velocità e nell’accuratezza della
prestazione.
Per esempio, una persona con un elevato livello di
autostima troverà particolarmente facile il terzo dei blocchi rappresentati in
tabella, mentre troverà particolarmente difficile il quinto blocco.
Confrontando la
prestazione nei due blocchi critici, si otterranno indicazioni sulla struttura
delle rappresentazioni cognitive del rispondente. Se, per esempio, la
prestazione è migliore nel blocco che associa il sé a parole positive, rispetto
all’altro blocco, questo costituisce un’indicazione di un atteggiamento positivo
verso se stessi.
E’ importante
evidenziare fin d’ora che diverse ricerche hanno evidenziato che l’ampiezza di
tale differenza di prestazione può essere considerata indicatrice della forza
delle associazioni sottostanti. Per esempio, tanto maggiore è la facilità con
cui le persone bianche associano le foto di persone nere a
concetti negativi, tanto maggiore è il grado di discriminazione che esse
tendono ad esprimere nei loro comportamenti spontanei verso i Neri.
Esistono due modi diversi per il calcolo del punteggio
IAT. La modalità tradizionale, proposta da Greenwald e collaboratori (1998)
consiste essenzialmente nel calcolo della differenza tra la velocità media
di risposta nei due blocchi critici. Una modalità più sofisticata è stata
proposta da Greenwald, Nosek e Banaji (2003); attraverso un sistema di penalizzazioni
per le risposte sbagliate, essa fornisce un indice IAT che tiene conto sia
della velocità, sia dell’accuratezza della prestazione.
Come per ogni
strumento di misurazione, due aspetti essenziali dello IAT sono l’affidabilità
e la validità. Trattandosi, come già evidenziato, di un ‘formato
procedurale’, è particolarmente importante verificare
queste caratteristiche psicometriche con riferimento allo specifico ambito
d’indagine al quale si desidera applicare lo IAT.
In
generale, diversi studi hanno
evidenziato la validità dello IAT come misura di atteggiamenti impliciti e
hanno messo in luce livelli soddisfacenti di consistenza interna.
Affidabilità: una meta-analisi condotta da Hofmann,
Gawronski, Gschwender, Le e Schmitt
(2005), sulla base di 50 ricerche, ha evidenziato un valore medio di
consistenza interna di .79.
Validità: Diverse
ricerche hanno fornito indicazioni relative alla validità dello IAT (per una
rassegna, cfr. Zogmaister e Castelli, 2006). Ci soffermeremo qui, in
particolare, su una serie di studi che mostrano la sua capacità di previsione
del comportamento. Gran parte delle indicazioni relative alla validità dello strumento
derivano dalle indagini relative al pregiudizio nei confronti delle persone di
colore e al rapporto tra pregiudizio spontaneo e discriminazione.
L’indice IAT di pregiudizio
verso i Neri si è rivelato un buon predittore dei giudizi espressi dalle persone
bianche sul comportamento di persone di colore: maggiore l’indice IAT di pregiudizio,
più negativo il giudizio espresso (Rudman E Lee, 2002). Sono inoltre emerse correlazioni tra l’indice
IAT di pregiudizio e
la negatività insita nei comportamenti non-verbali assunti da persone bianche
nell’interazione con una persona nera (McConnell
E Leibold, 2001). Una recente ricerca ha perfino evidenziato
che i medici con punteggi IAT di razzismo più alti tendevano a prescrivere
una minore quantità di farmaci per l’infarto ai pazienti Neri, che a pazienti
Bianchi per i quali era stata fatta la stessa diagnosi (Green, Carney, Pallin,
Ngo, Iezzoni e Banaji, 2007).
Sullo IAT:
Zogmaister C. e Castelli
L. (2006). La
misurazione di costrutti impliciti attraverso l’Implicit Association Test.
Psicologia Sociale, 1, 65-94.
Sull’applicazione
dello IAT all’indagine di aspetti della personalità:
Arcuri L. e Zogmaister C. (2007). Metodi
di ricerca nella cognizione sociale. Il Mulino, Bologna (si consulti
in particolare il capitolo 15, Timidezza implicita
e Implicit Association Test).
Sullo IAT come strumento di misurazione dell’autostima:
Zogmaister, C., Mattedi, S.
e Arcuri L. (2005). Autostima
implicita ed esplicita: due strumenti d’indagine a confronto. Psicologia
dell’educazione e della formazione, 7, 21-38
Green, A. R., Carney, D. R., Pallin, D. J., Ngo, L. H., Raymond,
K. L., Iezzoni, L., & Banaji, M. R. (in stampa).
Implicit
Bias among Physicians and its Prediction of Thrombolysis
Decisions for Black and White Patients. Journal of General Internal
Medicine
Greenwald, A. G., McGhee, D. E., &
Schwartz, J. L. K. (1998). Measuring individual
differences in implicit cognition: The Implicit Association Test. Journal of Personality and Social Psychology,
74, 1464-1480.
Greenwald, A. G., Nosek, B. A., & Banaji, M. R. (2003). Understanding and using the Implicit
Association Test:
Hofmann, W., Gawronski, B., Gschwendner, T., Le,
H., & Schmitt, M. (2005). A meta-analysis on the correlation between the
Implicit Association Test and explicit self-report measures. Personality and Social Psychology Bulletin, 31, 1369–1385.
Lane, K. A., Banaji, M. R., Nosek, B. A., & Greenwald, A. G. (2007).
Understanding and using the Implicit Association Test: IV. What we know (so
far) about the method. In B.
Wittenbrink & N. Schwarz
(Eds.), Implicit
measures of attitudes (pp.59-102).
McConnell, A .R, & Leibold, J. M. (2001). Relations among the Implicit Association Test,
discriminatory behaviour, and explicit measures of racial attitudes. Journal of Experimental Social Psychology,
37, 435-442.
Richeson, J.A., &
Rudman, L. A., & Lee, M. R. (2002). Implicit and explicit consequences
of exposure to violent and misogynous rap music. Group Processes and Intergroup
Relations, 5, 133-150.
La home page di Mahzarin Banaji
Prova uno IAT relativo all'autostima