L’Implicit Association Test

a cura di Cristina Zogmaister, DPSS, Università di Padova

COS’E’ LO IAT

LA PROCEDURA

LA LOGICA DELLO IAT

IL CALCOLO DEL PUNTEGGIO IAT

AFFIDABILITA’ E VALIDITA’

PER SAPERNE DI PIU’

BIBLIOGRAFIA

ALCUNI LINK UTILI

(Prova lo IAT!)

 

COS’E’ LO IAT

L’Implicit Association Test (IAT) è uno strumento che è stato sviluppato da Tony Greenwald e dai suoi collaboratori (Greenwald, McGhee e Schwartz, 1998) per studiare la forza dei legami associativi tra concetti rappresentati in memoria.

Per esempio, lo IAT può essere efficacemente utilizzato per rispondere alla domanda: il concetto di sé (ossia la rappresentazione che le persone hanno di se stesse) è associato maggiormente al concetto di ‘positività’ o a quello di ‘negatività’?

 

Questo strumento ha avuto ed ha un successo enorme nella ricerca psicologica. E’ importante evidenziare che non si tratta di un singolo test standardizzato, ma di unformato procedurale’ (Lane, Banaji, Nosek e Greenwald, 2007). In altre parole lo IAT è una procedura, utilizzabile per indagare diversi tipi di concetti psicologici. Sebbene le applicazioni iniziali di questo strumento riguardassero soprattutto l’indagine del pregiudizio, il suo uso è stato esteso successivamente anche all’indagine degli stereotipi, dell’identificazione sociale, degli atteggiamenti verso il cibo e esistono applicazioni nell’ambito clinico, per esempio nello studio delle fobie (cfr. Zogmaister e Castelli, 2006, per una rassegna in lingua italiana).

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LA PROCEDURA

Lo IAT viene somministrato attraverso il computer. Consiste in una serie di prove di categorizzazione: in ciascuna di queste prove, al centro del monitor compare uno stimolo e al partecipante viene chiesto di classificarlo, il più velocemente ed accuratamente possibile.

Gli STIMOLI sono generalmente parole oppure immagini e appartengono a quattro diverse categorie. Due di queste categorie rappresentano dei CONCETTI (es. persone bianche e nere, oppure donne e uomini), mentre le altre due rappresentano due ATTRIBUTI opposti bipolari (es. positivo e negativo, oppure estroverso e introverso).

Per esempio, nel caso di un’indagine relative all’autostima, gli stimoli potrebbero essere pronomi personali legati al concetto di sé (come io, me, mio, mia…), pronomi personali che indicano altre persone (come essi, loro, altri, esse,…), nomi positivi (come amore, gioia, felicità) e parole negative (come guerra, odio, terrore).

 

Ogni volta che uno stimolo appare sul monitor, il rispondente lo deve ricondurre alla categoria di riferimento (nell’esempio dell’autostima, le quattro categorie potrebbero essere: Io / Altri / Positivo / Negativo).

Le prove dello IAT sono suddivise in cinque BLOCCHI. Tre di questi blocchi (evidenziati in giallo nella tabella sottostante) hanno una funzione di permettere al rispondente di apprendere le modalità di risposta, mentre i restanti due (evidenziati in lilla nella figura 1) sono critici per l’indagine delle associazioni d’interesse.

Nei BLOCCHI DI APPRENDIMENTO, ai partecipanti vengono proposti stimoli che appartengono a due delle quattro possibili categorie (nel secondo blocco di prove, per esempio, vengono presentate solo parole positive e negative).

Nei BLOCCHI CRITICI, invece, sul monitor vengono proposti stimoli di tutti e quattro i tipi.

Un aspetto fondamentale dello IAT consiste nel fatto che il partecipante ha a disposizione DUE SOLI TASTI DI RISPOSTA. Perciò nei blocchi di apprendimento ciascuna delle categorie di risposta è associata biunivocamente ad un tasto di risposta, ma nei blocchi critici a ciascuno dei tasti sono associate due categorie di risposta. Ciascuno dei due CONCETTI viene associato in uno dei blocchi ad una polarità della dimensione di attributo e nell’altro blocco all’altra polarità della dimensione di attributo.

Per esempio, in uno dei blocchi critici di uno IAT volto a indagare l’autostima, al partecipante viene chiesto di premere uno dei tasti di risposta per pronomi che rappresentano il sé e per parole positive e l’altro tasto per pronomi che rappresentano altre persone e per parole negative; nell’altro compito critico, al contrario, viene chiesto di premere un tasto per i pronomi che rappresentano il sé e le parole negative, l’altro tasto per i pronomi che rappresentano altre persone e le parole positive.

 

L’intera procedura è schematizzata nella seguente tabella:

Numero progressive del blocco

1

2

3

4

5

Descrizione del blocco:

Blocco di apprendimento

Blocco di apprendimento

Blocco critico

Blocco di apprendimento

Blocco critico

Gli stimuli che compaiono sul monitor appartengono alle seguenti categorie:

Pronomi relative a sé ed altri

Parole positive e negative

Pronomi relativi a sé ed alter persone;  parole positive e negative

Pronomi relative a sé ed altri

Pronomi relativi a sé ed alter persone;  parole positive e negative

Premere il tasto di destra per:

Positivo

e positivo

Altri

Altri e positivo

Premere il tasto di sinistra per:

Altri

Negativo

Altri e negativo

e negative

Numero di prove

20

20

40

40

40

 

Poiché è stato spesso riscontrato che i punteggi IAT di associazione tra i concetti sono influenzati dall’ordine nel quale i blocchi di prove vengono somministrati, nelle ricerche spesso l’ordine di somministrazione dei blocchi 1 e 4 e dei blocchi 3 e 5 viene controbilanciato tra i partecipanti.

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LA LOGICA DELLO IAT

La logica sottostante allo IAT è molto semplice: se nella rappresentazione cognitiva di una persona esiste una forte associazione tra un concetto ed un attributo, allora il compito critico nel quale questi sono associati nella risposta sarà più facile, rispetto al compito in cui essi richiedono risposte diverse. Questa maggiore o minore facilità si manifesterà nella velocità e nell’accuratezza della prestazione.

Per esempio, una persona con un elevato livello di autostima troverà particolarmente facile il terzo dei blocchi rappresentati in tabella, mentre troverà particolarmente difficile il quinto blocco.

 

Confrontando la prestazione nei due blocchi critici, si otterranno indicazioni sulla struttura delle rappresentazioni cognitive del rispondente. Se, per esempio, la prestazione è migliore nel blocco che associa il sé a parole positive, rispetto all’altro blocco, questo costituisce un’indicazione di un atteggiamento positivo verso se stessi.

E’ importante evidenziare fin d’ora che diverse ricerche hanno evidenziato che l’ampiezza di tale differenza di prestazione può essere considerata indicatrice della forza delle associazioni sottostanti. Per esempio, tanto maggiore è la facilità con cui le persone bianche associano le foto di persone nere a concetti negativi, tanto maggiore è il grado di discriminazione che esse tendono ad esprimere nei loro comportamenti spontanei verso i Neri.

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IL CALCOLO DEL PUNTEGGIO IAT

Esistono due modi diversi per il calcolo del punteggio IAT. La modalità tradizionale, proposta da Greenwald e collaboratori (1998) consiste essenzialmente nel calcolo della differenza tra la velocità media di risposta nei due blocchi critici. Una modalità più sofisticata è stata proposta da Greenwald, Nosek e Banaji (2003); attraverso un sistema di penalizzazioni per le risposte sbagliate, essa fornisce un indice IAT che tiene conto sia della velocità, sia dell’accuratezza della prestazione.

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AFFIDABILITA’ E VALIDITA’

Come per ogni strumento di misurazione, due aspetti essenziali dello IAT sono l’affidabilità e la validità. Trattandosi, come già evidenziato, di unformato procedurale’, è particolarmente importante verificare queste caratteristiche psicometriche con riferimento allo specifico ambito d’indagine al quale si desidera applicare lo IAT.

In generale, diversi studi hanno evidenziato la validità dello IAT come misura di atteggiamenti impliciti e hanno messo in luce livelli soddisfacenti di consistenza interna.

 

Affidabilità: una meta-analisi condotta da Hofmann, Gawronski, Gschwender, Le e Schmitt (2005), sulla base di 50 ricerche, ha evidenziato un valore medio di consistenza interna di .79.

 

Validità: Diverse ricerche hanno fornito indicazioni relative alla validità dello IAT (per una rassegna, cfr. Zogmaister e Castelli, 2006). Ci soffermeremo qui, in particolare, su una serie di studi che mostrano la sua capacità di previsione del comportamento. Gran parte delle indicazioni relative alla validità dello strumento derivano dalle indagini relative al pregiudizio nei confronti delle persone di colore e al rapporto tra pregiudizio spontaneo e discriminazione.

L’indice IAT di pregiudizio verso i Neri si è rivelato un buon predittore dei giudizi espressi dalle persone bianche sul comportamento di persone di colore: maggiore l’indice IAT di pregiudizio, più negativo il giudizio espresso  (Rudman E Lee, 2002). Sono inoltre emerse correlazioni tra l’indice IAT di pregiudizio  e la negatività insita nei comportamenti non-verbali assunti da persone bianche nell’interazione con una persona nera (McConnell E Leibold, 2001). Una recente ricerca ha perfino evidenziato che i medici con punteggi IAT di razzismo più alti tendevano a prescrivere una minore quantità di farmaci per l’infarto ai pazienti Neri, che a pazienti Bianchi per i quali era stata fatta la stessa diagnosi (Green, Carney, Pallin, Ngo, Iezzoni e Banaji, 2007).

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PER SAPERNE DI PIU’

Sullo IAT:

Zogmaister C. e Castelli L. (2006). La misurazione di costrutti impliciti attraverso l’Implicit Association Test. Psicologia Sociale, 1, 65-94.

 

Sull’applicazione dello IAT all’indagine di aspetti della personalità:

Arcuri L. e Zogmaister C. (2007). Metodi di ricerca nella cognizione sociale. Il Mulino, Bologna (si consulti in particolare il capitolo 15, Timidezza implicita e Implicit Association Test).

 

Sullo IAT come strumento di misurazione dell’autostima:

Zogmaister, C., Mattedi, S. e Arcuri L. (2005). Autostima implicita ed esplicita: due strumenti d’indagine a confronto. Psicologia dell’educazione e della formazione, 7, 21-38

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BIBLIOGRAFIA

Green, A. R., Carney, D. R., Pallin, D. J., Ngo, L. H., Raymond, K. L., Iezzoni, L., & Banaji, M. R. (in stampa). Implicit Bias among Physicians and its Prediction of Thrombolysis Decisions for Black and White Patients. Journal of General Internal Medicine

 Greenwald, A. G., McGhee, D. E., & Schwartz, J. L. K. (1998). Measuring individual differences in implicit cognition: The Implicit Association Test. Journal of Personality and Social Psychology, 74, 1464-1480.

Greenwald, A. G., Nosek, B. A., & Banaji, M. R. (2003). Understanding and using the Implicit Association Test: I. An improved scoring algorithm. Journal of Personality and Social Psychology, 85, 197-216.

Hofmann, W., Gawronski, B., Gschwendner, T., Le, H., & Schmitt, M. (2005). A meta-analysis on the correlation between the Implicit Association Test and explicit self-report measures. Personality and Social Psychology Bulletin, 31, 1369–1385.

Lane, K. A., Banaji, M. R., Nosek, B. A., & Greenwald, A. G. (2007). Understanding and using the Implicit Association Test: IV. What we know (so far) about the method. In B. Wittenbrink & N. Schwarz (Eds.), Implicit measures of attitudes (pp.59-102). New York: Guilford.

McConnell, A .R, & Leibold, J. M.  (2001). Relations among the Implicit Association Test, discriminatory behaviour, and explicit measures of racial attitudes. Journal of Experimental Social Psychology, 37, 435-442.

Richeson, J.A., & Shelton, J. N. (2003). When prejudice does not pay: Effects of interracial contact on executive function. Psychological Science, 14, 287-290.

Rudman, L. A., & Lee, M. R. (2002). Implicit and explicit consequences of exposure to violent and misogynous rap music. Group Processes and Intergroup Relations, 5, 133-150.

 

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ALCUNI LINK UTILI A CHI SI INTERESSA DI IAT:

 La home page di Tony Greenwald

La home page di Mahzarin Banaji

La home page di Brian Nosek

Prova uno IAT relativo all'autostima

 

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